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Breve storia del borgo medioevale toscano che ospita l'Hotel 4 stelle Borgo Pretale

Ricerche ancora in corso e pertanto ancora da sottoporre a verifiche, porrebbero le origini della prima torre di Pratale, nell’anno 1027. Un documento conservato presso gli archivi di Stato di Siena fisserebbe a tale data l’ordine di costruirvi una torre di avvistamento.
Firmataria dell’ordinanza era una Signora all’epoca molto importante nel territorio della Montagnola e che aveva già avuto un ruolo importante nella storia di Siena e dell’area circostante: Ava di Montemaggio. Prendeva il nome dal colle più alto del massiccio della Montagnola che si erge ad ovest di Siena dove risiedeva assieme al  marito, tale  Lambardi, un nobile di origine Longobarda, e con l’intera loro corte.
Nel 1001 Ava era giunta all’onore delle cronache per avere fondato l’Abazia di Badia a Isola, così chiamata perché posta su un piccolo rilievo presso Monteriggioni, e circondata da paludi. Ad Ava ed ai monaci Cistercensi ivi insediati, si deve anche la bonifica che ha trasformato la zona in una fertile pianura.

La torre

Tuttora visibile nel lato nord dell’attuale edificio, la torre originale si presentava a pianta quadrata ed era certamente molto più alta di quanto non appaia oggi. Inoltre, all’epoca della sua costruzione non era certo sostenuta da scarpe alla base, queste saranno aggiunte successivamente ( XIII-XIV secolo).
La necessità di erigere una torre di guardia è probabilmente da ascriversi al fatto che l’area si trova molto vicina a quello che era il confine tra i territori delle città di Siena e di Firenze ed anche al limite giurisdizionale delle diocesi di Siena e Volterra. Ma due ulteriori ragioni ne spiegano la necessità: qui si trovava una delle vie d’accesso al territorio Senese provenendo dalla Maremma e la costa, ed il fatto che nell’area erano presenti numerosissime cave di pietra e marmo. Alla luce di queste osservazioni risulterà evidente come  un avamposto militare di controllo fosse necessario su di un territorio importantissimo dal punto di vista strategico cosi come economico.

Un Borgo viene alla vita

Sin dall’inizio del cantiere per la costruzione della torre di guardia, l’area circostante si sarebbe presentata con alcune baracche e casupole in legno che fungevano da dimora ai numerosi lavoratori impegnati nell’edificazione ed alle loro famiglie. Successivamente queste sarebbero divenute le abitazioni delle famiglie dei militari qui assegnati. Ciascuna di tali famiglie nell’insediarsi avrebbe anche impostato dei piccoli orti nei quali crescere verdure ed ortaggi, avranno allevato dei polli, dei conigli, probabilmente qualche pecora, con cui sfamarsi. E’ questo il modo in cui nacque Pratale.

Uno studio intrapreso dal Dipartimento di Storia dell’Università di Siena muovendo dalla valutazione dei materiali e dalle tecniche di costruzione, ha stabilito che la grande estensione che ha subito la torre verso sud, cambiandone interamente l’aspetto e facendola diventare un Palazzone (così caratteristico dell’edilizia Longobarda), ha avuto luogo non più di 60/70 anni dopo l’edificazione della torre primigena. Questo ci porta ad un semplice, per quanto approssimativo, calcolo:
nel 1027 l’ordine viene firmato; verso il 1050 la torre è eretta ed in uso; nei primi anni del XII secolo la seconda parte è stata aggiunta e l’originale torre abbassata.

Ma, al di là delle abitudini architettoniche cosa può aver indotto alla costruzione di un edificio così imponente e massiccio?
Nuovamente dobbiamo inoltrarci nel terreno delle speculazioni, non di meno queste sono sorrette da un numero di prove riscontrate in alcuni documenti successivi.

Erano questi anni di grandi fermenti e profondi mutamenti. La popolazione iniziava a crescere e l’agricoltura incominciava ad assumere un diverso aspetto: non era più sufficiente che producesse quanto bastava al sostentamento dei contadini stessi, doveva produrre anche per rispondere alla crescente popolazione delle città, come pure alle necessità commerciali dei proprietari terrieri per cui i contadini lavoravano. Ma altri aspetti debbono essere presi in considerazione. L’ampliarsi delle città incrementava anche la domanda di materiali di costruzione (legno, pietra, marmo, calce etc.) per gli importanti edifici pubblici, per i palazzi dei ricchi mercanti, per le nuove e più ampie chiese, per le nuove e sontuose residenze dei vescovi e del clero in generale.
Vista da questa prospettiva diviene ora evidente l’importanza delle cave di cui parlavamo in precedenza, e tale importanza sarebbe più chiara se dessimo uno sguardo più da vicino a come una cava lavorasse e fosse organizzata.

Una cava

Una cava veniva alla vita con l’assegnazione dell’incarico ad un Maestro di pietra. Tra i suoi numerosi compiti egli doveva scegliere ed assoldare un vasto numero di aiutanti, lavoranti e manovali come pure individuare il luogo dove aprire i lavori di scavo per i giusti materiali. Quindi tra le qualità e saperi che doveva possedere e dispiegare un Maestro di pietra vi erano quelle del geologo, dell’organizzatore delle forze lavoro (l’odierno Risorse Umane), doveva essere un buon scalpellino e scultore, un buon architetto e designer, ma anche un buon manager ed organizzatore. Doveva anche avere buone doti di ragioneria e finanza poiché doveva provvedere al vitto ed alloggio ed al salario di tutte le sue maestranze, il tutto con il compenso concordato all’atto dell’incarico.

Al di là di operai specializzati quali cavatori e scalpellini lavoravano e vivevano assieme fabbri, che assicuravano nuovi ed sempre affilati attrezzi, falegnami, con l’eguale compito per mazzuoli, seghe, cunei etc. e numerose altre persone con il compito di approvvigionare sia la cava che la fabbrica del legname per alimentare i vari fuochi, quello della fornace per la produzione di calce e quelli utilizzati per spaccare i blocchi più grandi e resistenti. Infine vi erano numerosissimi altri lavoratori con il compito di provvedere alla grande quantità d’acqua necessaria sia per la lubrificazione delle seghe che per mantenere bagnati i cunei e le montagne di stoppa utilizzati per la spaccatura o il distacco di grossi blocchi.

Una volta finalmente ottenuto un grande blocco di marmo, scalpellini e tagliapietra si ponevano al lavoro per ricavarne lastre, sagomare conci e chiavi di volta, scolpire capitelli o colonne di diverse dimensioni, incidere porzioni di fregi etc.. Infatti gran parte del lavoro di scultura veniva svolto nel luogo stesso di estrazione piuttosto che nel cantiere edile. La ragione di ciò è semplice da intuire; era molto più facile e veloce, quindi economico, trasportare piccoli pezzi che non un grosso blocco.
Cosa ne sarebbe stato se si fosse rotto o fratturato nel cantiere dopo una difficile e pericolosa discesa dalla cava ed il lento trasporto su carri trainati da buoi? Quantomeno, se si fosse fratturato alla cava i frammenti avrebbero potuto essere utilizzati per ricavare elementi architettonici altri o più piccoli, assicurando in tal modo che tutto il materiale estratto venisse utilizzato e nulla sciupato.

Un Borgo cresce

Ma ancora non abbiamo trovato risposta alla domanda iniziale: cosa può aver spinto il Lambardi ad ampliare la torre originale trasformandola in palazzo? 
Una risposta, in realtà, può essere osata. La cosa più probabile è che l’originale insediamento abbia iniziato ad espandersi tanto che presto non era più composto unicamente dalle famiglie dei militari di stanza. Altri individui e famiglie si erano unite alla comunità originaria e, molto probabilmente alla ricerca di quella sicurezza e protezione che poteva venire garantita da un luogo appartenente ad una importante e potente famiglia. In un effetto domino l’ampliarsi della comunità richiedeva la presenza di ulteriori nuovi individui, commercianti, artigiani etc.
Il primo, iniziale insediamento era divenuto un borgo vero e proprio e di conseguenza vi era la necessità di un maggiore controllo, sia in termini sociali che economici.

Una ulteriore ragione dell’aumento di importanza di Pratale sta nel fatto che il luogo di insediamento scelto si trovava proprio sul tracciato di ciò che presto prese il nome di Via Francigena.

La Via Francigena

La Francigena deve il suo nome al fatto che portava dalla Francia a Roma i pellegrini. In realtà il percorso muoveva da Canterbury e proseguiva verso il sud, in Puglia, verso quei porti che avrebbero poi imbarcato queste masse di genti per la Palestina e la Terra Santa.
Al tempo, al di la delle famose vie Consolari Romane, ed in particolare in questa zona la Cassia, il percorso da un luogo ad un altro non era concepito come una singola linea che unisse A a B. Si trattava il più delle volte di un reticolo viario, di un network, composto da sentieri, mulattiere, viottoli etc. che conducevano in una direzione. L’utilizzo di uno o l’altro percorso veniva di volta in volta determinato da ragioni di sicurezza o da condizioni atmosferiche. In estate venivano preferiti percorsi a mezza costa o addirittura in cima ai monti perché ombreggiati e boschivi mentre in inverno veniva preferito il fondovalle più sicuro e meno innevato.
Ma anche la presenza di banditi nella foresta poteva indurre ad un cambio nel tragitto, cosiccome questi cambiamenti avevano luogo a causa di inondazioni, di un guado impraticabile per la piena, un ponte crollato etc. Talvolta il percorso mutava a  causa della presenza in un determinato luogo, di un Signorotto che pretendeva un pedaggio.

Pratale si trovava proprio su uno di questi sentieri ed ha certamente rappresentato un luogo di riposo e di rifugio per pellegrini e viaggiatori. Ragione di più per la presenza di una qualche Autorità ben stabilita e riconosciuta.

Il tempo scorre

C’è un altro documento che ci racconta dell’importanza assunta da questo luogo e del suo stretto legame alle attività lapidee.
Conservata e catalogata negli Archivi di Stato di Siena ma mai pubblicata sino alla nostra scoperta, si trova una piccola pergamena. Si tratta del manoscritto originale redatto da Pubblico Notaio che certifica un evento che ha avuto luogo in una delle stanze della torre.
Accadde nella notte del 21 dicembre 1256. I rappresentanti delle comunità di Pratale, di Tonni e di Raniere si riunirono per un importante investitura ed un gesto politico di grande rilevanza. Le tre comunità, già unificate in un’unica parrocchia, San Quirico a Tonni, si trovarono per dichiararsi Libero Comune, eleggere il proprio Sindaco e contemporaneamente sottoporsi al potere ed alle leggi di Siena a cui giurarono fedeltà.
L’evento in sé non deve sorprendere, si tratta di un passo che veniva intrapreso in modo diffuso in quel periodo da numerosi borghi e villaggi in tutta l’Italia centrosettentrionale, ma certamente attesta una volta di più l’importanza assunta dal luogo. Ma la particolarità di questo documento è altra e risiede nella presenza di numerosi Maestri tra i delegati firmatari dell’atto. Ulteriori ricerche ci hanno consentito di verificare che, in ciascun caso, si trattava di Maestri di Pietra! Il che ci riporta alle cave della Montagnola.
Costoro, e tutte le loro numerose maestranze, vivevano a Pratale.
Muovendoci dai loro nomi e seguendo le esili tracce lasciate abbiamo potuto accertare che questi Maestri furono tutti incaricati da parte del Comune di Siena  per la fornitura di manufatti di marmo all’Opera del Duomo o ad altre città quali Pistoia, Orvieto e persino per l’odiata Firenze

Conclusione

L’opera estrattiva proseguì nella Montagnola per secoli con avverse fortune. Il marmo bianco di quest’area, dopo la riscoperta dell’alta qualità del bianco di Carrara, non fu più molto apprezzato e l’attività principale si indirizzò verso un materiale più povero, la pietra di torre, già ampiamente utilizzata in edilizia, per conci e per piccoli manufatti, nonché per la produzione di calce.
Nel XVI secolo con l’affermarsi di nuovi stili architettonici che adottavano marmi di varia colorazione, il marmo della Montagnola ritornò ad essere famoso e ricercato. Nei colli della zona è presente un marmo di colorazione gialla: il Giallo Siena ed il Broccatello di Siena. Il primo si presenta con una colorazione pallida e calda, il secondo con un giallo molto più intenso venato di blue scuro, talvolta nero, che lo fa sembrare un broccato, appunto.
Sfortunatamente la particolare conformazione del sottosuolo molto fratturato preclude l’estrazione di grandi blocchi, problema verificatosi a suo tempo anche con il bianco, pertanto le quantità estratte non furono mai particolarmente elevate. Non di meno la presenza di Gialli provenienti della Montagnola è registrata in numerosi antichi edifici in vari luoghi d’Europa.
Oggi soltanto uno o due sono gli artigiani che lavorano il giallo ed il broccatello qui estratto ma l’esaurimento delle vene e la natura fratturata del materiale ne preclude la lavorazione in ampie lastre consentendo soltanto la produzione di piccola oggettistica e mattonelle.

Il borgo medievale di Pratale, sapientemente ristrutturato, ospita oggi l'hotel 4 stelle Borgo Pretale, un hotel diffuso che richiama anche alla mente il concetto di agriturismo: splendido borgo immerso nella campagna toscana con caldi ambienti arredati con mobili della tradizione toscana, e un ristorante dove potrete apprezzare la cucina tradizionale del territorio.

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